Luigi Einaudi – Un uomo d’altri tempi

Banconota

Professore, bibliofilo, economista, giornalista, intellettuale, storico, direttore, esiliato, senatore, governatore, ministro, presidente, viticultore, membro della consulta nazionale, membro della assemblea costituente, liberale, europeista, monarchico, divulgatore, polemista, ecc.; Luigi Einaudi e’ stato tutto questo e chissa’ quante altre cose ancora.Per comprendere la personalita’ e i valori ispiratori della vita di Luigi Einaudi forse ci puo’ aiutare un aneddoto che il giornalista e scrittore Ennio Flaiano raccontera’, molti anni dopo l’epoca dei fatti (1950 o 1951), in un articolo apparso sul “Corriere della Sera” il 18 agosto del 1970.


Flaiano invitato, insieme ad alcuni componenti della redazione de “Il Mondo” di Mario Pannunzio, ad una cena al Quirinale, vede a fine pasto avvicinarsi il cameriere in guanti bianchi che porta uno splendido vassoio ricolmo e traboccante di frutta di tutti i tipi. Il Presidente Einaudi guarda il vassoi e dice: “ Io prenderei una pera, ma sono troppo grandi, c’e’ nessuno che vuole dividerne una con me ? ”.
Un gesto completamente fuori dal rigido protocollo ufficiale ma illuminante per capire ed apprezzare la rigorosa morale e il semplice pragmatismo dell’uomo; “ … qualche anno dopo saliva alla Presidenza un altro [Giovanni Gronchi] e il resto e’ noto. Cominciava per l’Italia la Repubblica delle pere indivise.”, con questa caustica battuta Flaiano chiude l’articolo.
Per un uomo cosi poliedrico e’ difficile persino immaginare di riuscire a scrivere qualcosa di esaustivo, per cui lo scopo che mi prefiggo e’ quello di tentare di tracciarne un ritratto, sicuramente incompleto ed approssimativo, ma che riesca a trasmettere il rigore morale e l’energia intellettuale di un uomo d’altri tempi.
Ripercorriamo insieme la vita di Luigi Einaudi partendo dalle sue origini sabaude, nasce a Carru’ nelle Langhe in provincia di Cuneo il 24 marzo del 1874, in quel Piemonte borghese e liberale dove viene forgiata la sua morale fatta di austerita’ antica e di semplicita’ essenziale. La sua e’ una famiglia borghese, il padre Lorenzo originario di Dronero e’ concessionario del servizio di riscossione delle imposte, la madre Placida Fracchia e’ nata a Dogliani dove, dopo la prematura scomparsa di Lorenzo nel 1888, la famiglia si trasferisce.
Einaudi dopo la scuola elementare frequenta il Ginnasio delle Scuole Pie di Savona e poi il Liceo Classico Cavour di Torino, nel 1891 si iscrive alla facolta’ di Giurisprudenza dell’Universita’ di Torino dove si laurea a pieni voti nel 1895 con una tesi su “La crisi agraria nell’Inghilterra”, il suo relatore e’ Salvatore Cognetti de Martiis, docente di economia politica, il quale avra’ su di lui una notevole influenza.
Cognetti de Martiis e’ un liberale moderato e un riformatore sensibile alle condizioni delle classi lavoratrici, il suo insegnamento si ispira ai grandi economisti come Adam Smith, John Stuart Mill e Alfred Marshall.
In suo pensiero puo’ essere sintetizzato in questo modo: in un’epoca di successo del capitalismo liberale classico, ma anche di grandi trasformazioni economiche e sociali, occorre conciliare le forme piu’ mature del capitalismo con le richieste di una migliore condizione di vita per le classi lavoratrici.
La palestra nella quale sviluppare queste idee, attraverso un approccio positivista, e’ il Laboratorio di Economia politica, da lui fondato, che vede riuniti studiosi di grande talento e dal sicuro avvenire, oltre a Luigi Einaudi, Luigi Albertini, Attilio Cabiati, Gustavo Del Vecchio, Pasquale Jannaccone, Giuseppe Prato e Giole Solari.
Dopo essersi laureato Einaudi inizia la collaborazione con la rivista “Critica Sociale” di Filippo Turati, con il giornale “La Stampa” diretto da Luigi Roux e poi da Alfredo Frassati e con l’autorevole rivista “Riforma Sociale” fondata da Saverio Nitti e Luigi Roux nel 1894.
Nel contempo, dopo una breve esperienza presso la Cassa di Risparmio di Torino, prosegue la sua carriera universitaria diventando assistente non pagato del Professor Cognetti e quindi docente di Economia politica presso la Regia Scuola di commercio di Torino.
Nel 1899 vince il concorso per le cattedre di Economia, Finanza e Statistica negli istituti tecnici, e insegna a Cuneo e a Torino.
Pubblica un anno dopo il suo primo libro “Il principe mercante. Studio sulla espansione coloniale italiana” nel quale esalta l’ideale del self-made man, riferendosi nello specifico ad Enrico Dell’Acqua, un imprenditore di Busto Arsizio che, tra mille difficolta’, riesce ad affermarsi come esportatore all’ingrosso di tessuti italiani in America Latina; nello stesso anno esce un suo studio molto impegnativo intitolato “ La rendita mineraria ”, poi nel 1902 pubblica “Studi sugli effetti delle imposte. Contributo allo studio dei problemi tributari municipali”.
Nel 1902 si candida per la cattedra di Economia Politica presso l’Universita’ di Losanna, dove insegna Vilfredo Pareto, il quale rimane deluso dalla sua successiva rinuncia dovuta all’esito positivo del concorso per la cattedra di Scienza delle Finanze e Diritto Finanziario vinto, a soli 28 anni, alla Universita’ di Pisa.
In questo periodo anche la sua vita privata e’ stravolta da numerosi cambiamenti, conosce infatti Ida Pellegrini, sua allieva presso l’ Istituto internazionale di commercio a Torino e figlia di un nobiluomo veronese trasferitosi a Torino per affari.
Il 19 dicembre del 1903 sposa la sua ex allieva e dal matrimonio nascono cinque figli: Mario (1904), Roberto (1906) e Giulio (1912), mentre gli altri due Maria Teresa e Lorenzo scompaiono prematuramente.
Nel 1903 Einaudi lascia la “Stampa” per collaborare con il “Corriere della Sera” diretto da Luigi Albertini, collaborazione questa che si protrae fino al 1925, quando Albertini viene costretto a dimettersi dal regime fascista.
Einaudi scrive per il Corriere della sera circa 1.700 articoli riuniti poi nelle “Cronache economiche”, tracciando una ineguagliata cronistoria economico-finanziaria dell’Italia di quel periodo.
Questi sono gli anni dell’impegno, delle ricerche e degli studi per la successiva elaborazione delle teorie della finanza le quali daranno origine alla pubblicazione nel 1907 del libro “Le entrate pubbliche dello Stato sabaudo nei bilanci e nei conti dei tesorieri durante la guerra di successione spagnola“, nel 1908 “La finanza sabauda all’aprirsi del secolo XVIII e durante la guerra di successione spagnola” e nel 1912 “Intorno al concetto di reddito imponibile e di un sistema di imposte sul reddito consumato”.
Nel 1908 diventa Direttore della rivista “Riforma Sociale” e ne cambia la linea editoriale spostandola da una ispirazione riformista ad una piu’ incentrata su un liberismo classico ma nello stesso tempo riformatore, combattendo l’esecutivo, perche’ in vista di una migliore efficienza, sia in grado di superare protezioni, vincoli e monopoli.
Fra i principali destinatari dei suoi strali ci sono i cosidetti “…trivellatori del bilancio statale…”, società che eseguono le prospezioni petrolifere e che sono finanziate dallo Stato, finanziamento esteso poi agli industriali, in primis ai siderurgici che, beneficiari di sovvenzioni pubbliche vanificano la concorrenza e mantengono alti i prezzi finali del loro prodotto, oltre a gravare sulle spalle dei contribuenti.
Nel 1914 scoppia la Prima Guerra Mondiale che opera una frattura insanabile con lo Stato liberale ottocentesco, il regime fascista in seguito lo demolira’ completamente,
In questo periodo e nel primo dopoguerra le sue riflessioni sono caratterizzate da una forte tensione etico-politica e da un profondo interesse per le questioni internazionali. Quindi mentre da un lato la “morale”, che e’ quella del bonus pater familias dotato di prudenza e previdenza, diventa il principio guida per l’ordine sociale e politico, dall’altro egli vede nell’Inghilterra la patria delle liberta’ civili, politiche ed economiche, della scienza economica e del pensiero liberale.
Il 6 ottobre del 1919 viene nominato, Senatore del Regno dal Presidente del Consiglio Francesco Saverio Nitti e nell’anno successivo viene designato Direttore dell’Istituto di Economia Ettore Bocconi di Milano, carica che mantiene fino al 1926 rimosso dal regime fascista.
Il clima sociale del dopoguerra e’ invelenito dall’invidia di alcune classi sociali verso altre che si sono arricchite con i proventi di guerra, nel 1919 iniziano le occupazioni delle terre e delle fabbriche arrivando, in qualche caso, al limite della guerra civile.
In questo clima di incertezza e insicurezza il partito fascista organizza e attua la Marcia su Roma il 28 ottobre del 1922.
Einaudi pur auspicando un Governo forte e’ ben lontano dal desiderare un Governo dittatoriale.
Man mano che il regime fascista mostra la sua essenza totalitaria, Einaudi sente gravare sulle proprie spalle la responsabilita’ di essere un punto di riferimento per chi non aderisce al fascismo.
Dopo il delitto Matteotti prende decisamente le distanze dal fascismo, aderisce all’Unione Nazionale di Giovanni Amendola e il primo maggio 1925 e’ fra i primi firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti scritto da Benedetto Croce.
Estromesso dall’insegnamento non rinuncia alla critica verso il regime attraverso le pagine della “Riforma Sociale” e tramite i suoi articoli pubblicati dal periodico inglese “The Economist ”, con il quale collabora dal 1929 al 1940.
Nel frattempo i tre figli avuti dalla moglie Ida crescono e si trovano ad affrontare la dittatura fascista.
Mario, il primogenito dopo la laurea sviluppa un intenso interesse per la storia delle idee politiche e si trasferisce negli Stati Uniti, evitando in questo modo di dover giurare fedelta’ al regime.
Roberto, il secondogenito si laurea in Ingegneria e il suo nome finisce nei rapporti della polizia al Duce per atti contrari al regime.
Giulio interrompe gli studi di medicina per diventare editore, in seguito viene arrestato in quanto componente del gruppo torinese di Giustizia e Liberta’.
Nei suoi studi e ricerche Einaudi si confronta, dal punto di vista teorico, con il rapporto fra la tassazione e l’equilibrio economico: l’”ottima imposta” e’ quella che mantiene inalterate le decisioni di risparmio (che Einaudi da economista prekeynesiano fa’ coincidere con l’investimento), tali decisioni sono governate dal saggio di interesse che in presenza di un maggior risparmio, dovuto alla “ottima imposta“ non potra’ che diminuire. Tali teorie vengono esposte e argomentate con dovizia di particolari nei suoi testi “Principi di scienza della finanza” del 1932 e “ I Miti e paradossi della giustizia tributaria “ del 1938.
Il 22 settembre del 1943, sfuggendo alle minacce di arresto da parte degli occupanti tedeschi per aver accettato, dopo la caduta del fascismo, la nomina a Rettore dell’Universita’ di Torino, Einaudi ripara in Svizzera come rifugiato politico.
L’esilio svizzero si rivela un periodo particolarmente fecondo e operoso, ricco di incontri importanti e di profonde riflessioni, di stesure di libri e di interessanti collaborazioni con i giornali locali come la “Gazzetta ticinese”.
Dopo quindici mesi, il 10 dicembre del 1944, Einaudi rientra in Italia sbarcando, insieme alla moglie Ida, all’aeroporto di Ciampino (Roma).
Einaudi ha le idee chiare sul da farsi, l’esilio lo ha aiutato a individuare la via maestra per aiutare il suo Paese: salvaguardia della monarchia, tutela delle autonomie, difesa del mercato e delle liberta’ fondamentali, riforma elettorale favorevole ai “terzi partiti” ritenuti provvisti in modo superiore di idee e di equilibrio.
Poco prima del suo rientro a Roma circola l’ipotesi che Einaudi possa diventare l’Ambasciatore italiano a Washington, per l’Italia sarebbe estremamente utile farsi rappresentare da uno dei pochi e prestigiosi intellettuali non compromessi con il regime fascista, per poter affrontare al massimo livello il tema degli aiuti per la ricostruzione; ma tale ipotesi non ha alcun seguito in quanto Einaudi che e’ solo dopo pochi giorni a Roma e che “…ne aveva gia’ le tasche piene…”, non ha nessuna intenzione di stabilirsi oltreoceano, inoltre e’ probabile che egli ritenga di poter agire con maggior efficacia ed autorevolezza nel suo paese, in un momento decisamente critico per il ristabilirsi di nuovi equilibri e di nuovi assetti.
Il secondo Governo di Ivanoe Bonomi ha intenzione di nominarlo al vertice della Banca d’Italia, anche se prima, come vuole la tradizione, viene verificata l’ipotesi di una nomina dall’interno dell’Istituto, e forse e’ proprio in questa ottica che deve essere letta l’ipotesi di Einaudi come ad Ambasciatore negli USA.
Il 2 gennaio 1945 il Consiglio dei Ministri nomina Einaudi (che ha poco piu’ di 70 anni) Governatore e Niccolo’ Introna Direttore Generale della Banca d’Italia.
L’ultimo ostacolo che stabilisce l’incompatibilita’ della carica di Governatore della Banca d’Italia con quella di Senatore del Regno, stabilita dal Regio Decreto n. 132 del 28 aprile 1910, viene rimosso con il Decreto Luogotenenziale del 4 gennaio 1945.
Il suo programma, annunciato il giorno dell’insediamento, prevede di circoscrivere l’intervento dello Stato e delle sue spese, alle quali fare fronte tramite il prelievo tributario armonizzato e la volontaria adesione dei risparmiatori ai prestiti pubblici.
Il Ministro del Tesoro Marcello Soleri dice di lui “… Luigi Einaudi e’ maestro di dottrine economiche, circondato dal maggior prestigio scientifico internazionale. Egli ama pero’ attingere le sue dottrine economiche alle fonti feconde della realta’, della vita e dell’esperienza e ricontrollarle al vaglio della storia economica e della osservazione piu’ acuta ed assidua dei fatti …”.
Il 23 febbraio del 1945 il patriota ed antifascista Alberto Tarchiani viene nominato Ambasciatore a Washington, una scelta felice in quanto egli oltre a godere della stima e della ammirazione degli americani per il suo antifascismo, e’ un profondo conoscitore dei meccanismi della politica e della formazione della pubblica opinione in America dove ha vissuto per molti anni.
Ma quale e’ la situazione dell’Italia, dal punto di vista economico, finanziario e monetario, che il Governatore della Banca d’Italia deve affrontare ?
L’Italia e’ divisa in tre tronconi: dal settembre 1943 il Nord e’ sotto il dominio dei tedeschi spalleggiati dai componenti della Repubblica di Salo’, Roma e il Lazio afferiscono al “Regno del Sud” sotto il Governo italiano che a sua volta e’ sottoposto alla tutela della Commissione Alleata, mentre il resto dell’Italia centrale e’ direttamente sotto il Governo Militare Alleato.
Alla fine della guerra sul territorio italiano circolano diverse banconote: le Am-lire americane (Allied Military Currency), le lire Badogliane del Regno del Sud e le lire dell’RSI (Repubblica Sociale Italiana); la sovranita’ monetaria, diretta conseguenza della sovranita’ statuale, va’ recuperata e restaurata per permettere la normalizzazione dal punto di vista monetale, passo indispensabile per alla riunificazione del Paese.
Negli ultimi anni della guerra lo Stato italiano ha finanziato la sua partecipazione alla guerra facendo largo ricorso alla emissione di moneta cartacea, basti dire che nel 1945 la circolazione monetaria e’ equivalente a diciotto volte quella del 1938, subito dopo l’armistizio il sistema dei prezzi e’ saltato e il costo della vita e’ aumentato in modo vertiginoso, la rete dei trasporti e’ distrutta mentre le industrie, che hanno subito danni minori, sono ormai obsolete.
La situazione e’ drammatica ma, grazie all’impegno degli esponenti del CNL e CNLAI durante la guerra e dei rappresentanti del Governo poi, gli Alleati, dopo la liberazione dell’aprile 1945, finanziano il Governo italiano per quasi 2 miliardi di dollari, di cui i tre quarti a titolo gratuito, mentre ulteriori aiuti del piano Marshall per 1,3 miliari di dollari arrivano di li a breve.
La Banca Centrale italiana e’ uscita dalla guerra fortemente indebolita sia nella riserva aurea (sottratta dai tedeschi) che in quella valutaria (spesa), alcune filiali sono perse, altre danneggiate o completamente distrutte, le officine sono inagibili a fronte di una massa di crediti in contenzioso; inoltre i titolari delle posizioni chiave della Banca d’Italia vengono inquisiti dalla commissione per le epurazioni, con l’inevitabile seguito di delazioni, livori e rancori.
Nel frattempo, in seguito al caos monetario che si e’ instaurato in Italia nella fase finale della guerra e al fine di tassare in maniera adeguata i proventi di guerra, prende corpo l’ipotesi di attivare una azione di polizia monetaria che si realizzi o tramite stampigliatura delle banconote o attraverso il piu’ radicale cambio della moneta; ma la liberazione del Nord Italia e la resa del Terzo Reich con il venir meno della possibilita’ che i tedeschi possano inondare l’ Italia di banconote prodotte all’estero indebolisce le ragioni per attuarla.
Al problema di polizia monetaria si aggiunge un problema di politica monetaria tendente ad evitare che all’inflazione corrente, limitata dato il tesoreggiamento dei biglietti da parte della popolazione, possa sostituirsi la svalutazione potenziale dovuta alla cospicua quota della massa monetaria circolante ufficialmente anche se non di fatto; a questo bisogna aggiungere l’ ipotesi dell’imposta straordinaria sui patrimoni che prevede, l’abolizione del segreto bancario, con drammatiche conseguenze per il ripristino delle condizioni di normale fiducia bancaria.
Einaudi e’ contrario a queste “operazioni taumaturgiche” e in ogni caso, pur sottolineandone costi e difficolta’, prepara un dettagliato progetto datato 12 settembre 1945, nel caso in cui il Governo in carica decida di procedere comunque all’operazione di sostituzione della moneta.
Il Consiglio dei Ministri dell’11 gennaio 1946 lascia in sospeso il progetto del cambio della moneta, in seguito viene scoperto il furto delle pellicole fotografiche atte alla preparazione dei cliches delle banconote da 500 e 1.000 lire, perpetrato da alcuni dipendenti della ditta Staderini che lavora su commissione della Banca d’Italia, il furto rende inservibile le scorte gia’ prodotte che vengono quindi distrutte.
Ormai le condizioni che rendono il cambio della moneta necessario dopo la fine della guerra sono venute meno, ma la questione si trascina fino al marzo del 1947 quando il Governo decide di abbandonare il progetto in modo ufficiale, per altro dopo la fine della guerra il processo inflazionistico e’ rallentato con un aumento del costo della vita nell’anno 1946 pari “solamente” al 18%.
La filosofia ed il conseguente modo di agire di Einaudi non e’ certamente quello delle grandi riforme strutturali bensi’ quello piu’ modesto ed empirico “ metodo dei pezzi e bocconi”, ne vediamo un chiaro esempio per quello che riguarda la politica valutaria: l’individuazione del nuovo tasso di cambio della lira deve realizzarsi in modo graduale in accordo con la progressiva liberalizzazione e stabilizzazione di prezzi interni, mantenendo nel frattempo cambi multipli e parzialmente flessibili ed attraverso misure ad hoc che facilitino il ritorno alla normalita’.
Il 19 aprile 1946 in Banca d’Italia alle dimissioni del Direttore Generale Introna, che ha 78 anni, segue la nomina di Donato Menichella ex Direttore Generale Iri e artefice della legge bancaria del 1936 che regolera’ il sistema creditizio fino al 1993.
Nel 1946 Einaudi inaugura quella che in Banca d’Italia e’ una tradizione ormai consolidata, tramite la personale stesura delle “Considerazioni finali”, intessendo in questo modo un rapporto fra la Banca Centrale e la pubblica opinione, scrive infatti “ … importa ora compiere dei fatti accaduti un’analisi che direi economico-morale …”.
Durante il suo Governatorato, al fine di risanare le finanze pubbliche, vengono emessi due prestiti dal Ministero del Tesoro: il primo denominato “Prestito Soleri” dall’allora Ministro del Tesoro Marcello Soleri del III Governo Bonomi, lanciato nell’aprile del 1945, tramite Buoni quinquennali al 5% per una raccolta di 106 miliardi con un numero di circa 2 milioni di sottoscrittori e il secondo denominato “Prestito per la Ricostruzione” nella forma di titoli redimibili di durata trentennale, sottoscrivibile dal 15 novembre 1946, al 3,50 % di reddito pagabile in rate semestrali posticipate, che frutta una raccolta di 231 miliardi di cui solamente 112 mld. in contanti (di cui 10 mld. forniti dalla Cassa depositi e prestiti), mentre il rimanente e’ sottoscritto per 16 mld. in Buoni ordinari del Tesoro, per 79 mld. in Buoni poliennali e per 24 mld. come conversione di debiti statali rateizzati per forniture militari. Il tasso del 3,5% , piu’ basso del tasso di mercato vigente che e’ intorno al 6% , e’ motivato dall’esenzione di ogni imposta presente e futura, ma nell’aprile 1947, in seguito alla rinuncia all’accertamento analitico della ricchezza liquida in funzione della determinazione dell’imposta patrimoniale, si dispone per la conversione volontaria dei titoli al 3,5% in titoli al 5% di interesse.
Nel biennio 1946-47 l’inflazione e’ galoppante ma Einaudi, prima come Governatore e poi come Vice Presidente del Consiglio e come Ministro del Bilancio del IV Governo De Gasperi, insieme a Donato Menichella, che assume temporaneamente per decreto il compito di Governatore, senza averne il titolo, riesce a raggiungere l’obiettivo della stabilizzazione monetaria grazie alla riforma della riserva obbligatoria per la banche che vengono obbligate a depositare presso la Banca d’Italia una quota dei propri depositi, sottraendo di conseguenza la possibilita’ di espansione al credito.
Oltre al provvedimento principale vengono messe in atto una serie di disposizioni di contorno che concorrono efficacemente al raggiungimento dell’obiettivo: l’innalzamento del tasso di sconto dal 4% al 5,5%, la necessita’ per il Ministero del Tesoro, nel caso di anticipazioni straordinarie, di ricorrere a provvedimenti di legge, annullando la possibilita’ di agire tramite via amministrativa, e all’unificazione dei cambi affidando all’Ufficio Italiano Cambi il monopolio pubblico delle valute estere.
Per quanto riguarda la collocazione del nostro paese nel panorama economico internazionale, l’Italia viene ammessa ai lavori di Bretton Woods che riunisce dal 2 al 22 luglio 1944 circa 730 delegati di 44 nazioni alleate. Gli Accordi di Bretton Woods stabiliscono un sistema di regole e procedure per regolamentare la politica monetaria internazionale: il “Gold Exchange Standard” basato su rapporti di cambio fissi con le altre valute tutte riferite al dollaro che a sua volta fa’ riferimento all’oro.
In seguito l’Italia e’ ammessa al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale, organismi dei quali Einaudi diventa Presidente.
Dal punto di vista dell’integrazione europea, possiamo definire Einaudi come un preuropeista, il suo maggior contributo in tal senso e’ costituito da una serie di articoli sull’unificazione europea e sul federalismo europeo scritti, in modo occasionale ma rigoroso, sui principali quotidiani italiani con il proposito di educare l’opinione pubblica guidandola a guardare oltre le apparenza delle cose.
Le sue riflessioni si concentrano principalmente su alcune delle questioni da risolvere per aprire la strada all’europerismo creando un ordine statuale sopranazionale che possa garantire il conseguimento della pace.
Il pensiero einaudiano demolisce il mito dello Stato sovrano, origine delle due guerre mondiali e del fascismo. La sovranità assoluta richiede l’autosufficienza economica quindi la necessita’ di poter disporre di uno spazio vitale che, nell’epoca dell’ interdipendenza dei popoli liberi diventa il mondo intero.
Da questo assioma Einaudi deriva quattro conseguenze: il diritto di ingerenza, l’individuazione della causa ultima della guerra, i limiti della Societa’ delle Nazioni (che dal 1945 diventa ONU) e la necessita’ di una Federazione di Stati Europei.
Se lo Stato non e’ piu’ sovrano automaticamente decade la dottrina della non ingerenza da cui deriva l’”obbligo” all’ingerenza negli affari interni degli altri paesi.
Il pacifismo di Einaudi si ricollega al pacifismo giuridico di Kant, la causa ultima delle guerre e’ la sovranità assoluta e quindi la mancanza di un governo sopranazionale.
Lo statista di Dogliani distingue tra Federazione, nella quale ci sia la creazione di uno stato sopranazionale a cui viene trasferita una parte dei poteri degli stati federati e Confederazione, una forma di cooperazione nella quale ogni Stato appartenente rimane sovrano.
La Federazione deve essere sovrana per quanto riguarda la competenza sulla moneta, sulla liberta’ di circolazione, in tema di dogane e sulla sicurezza e quindi deve poter disporre di un esercito comune.
Einaudi e’ un maestro del pensiero europeista e teorico della integrazione europea, influisce in modo determinante sui due personaggi italiani che piu’ si sono battuti per l’Europa unita: Altiero Spinelli e Ernesto Rossi, infatti all’origine del “Manifesto di Ventotene” del 1941 ci sono molti suoi scritti e riflessioni.
Nel frattempo sul versante politico, dopo la liberazione di Roma del 4 giugno 1944, si forma il primo Governo Bonomi che decide che quando il territorio italiano sara’ completamente liberato le forme istituzionali saranno decise da una Assemblea Costituente.
In attesa che sia possibile procedere alla elezione dell’Assemblea si istituisce, tramite Decreto Luogotenenziale, la Consulta Nazionale, presieduta da Carlo Sforza e composta da esponenti politici, da rappresentanti delle forze sociali e da ex parlamentari antifascisti.
Einaudi, come gli altri tredici senatori del Regno nominati precedentemente al 28 ottobre 1922 e rimasti all’opposizione durante il ventennio, viene nominato Consultore. I suoi interventi piu’ importanti sono quelli concernenti le imprese coloniali che possono essere intraprese solo come missioni di civilta’, senza lucro alcuno per lo Stato, e quelli durante la discussione per la legge elettorale con la sua netta presa di posizione contro il sistema della proporzionale.
Il 24 maggio Einaudi pubblica sul quotidiano “L’Opinione” un articolo nel quale spiega perche’ votera’ Monarchia al Referendum del 2 giugno 1946. La sua convinzione gli deriva dagli studi fatti sul settecento piemontese e sui riguardi usati dai Savoia nei confronti delle comunita’ locali, inoltre il suo modello di monarchia e’ quello britannico dove la Corona svolge funzioni di temperamento tra degli altri poteri dello Stato, per di piu’ la continuita’ statuaria offre a suo avviso maggiori garanzie rispetto ad una nuova forma istituzionale dello Stato.
Il 2 giugno vengono eletti i deputati della Costituente con il sistema proporzionale che delibera la creazione di una Commissione (la Commissione dei 75) che proponga all’Assemblea un progetto di Costituzione.
Einaudi si impegna molto nei lavori della Commissione e in quelli dell’Assemblea Costituente pur non interrompendo la collaborazione al “Corriere della Sera”, al “Risorgimento liberale” e ad altre testate giornalistiche.
In seguito viene nominato Ministro del Bilancio e Vicepresidente del Consiglio nel IV Governo De Gasperi, che nasce tra notevoli difficolta’ di carattere economico, basti pensare che di trova a governare, in tema di sostegni Alleati, tra la fine degli aiuti dell”UNRRA e l’inizio degli aiuti del Piano Marshall.
Il 18 aprile del 1848, durante il IV Governo De Gasperi, le prime elezioni repubblicane decretano la vittoria della Democrazia Cristiana con il 48,5 % dei consensi e la maggioranza assoluta alla Camera.
Il Presidente del Consiglio in carica individua in Luigi Einaudi il futuro Presidente della Repubblica, la sua personalita’ e’ omogenea alla maggioranza vincitrice ma e’ altresi’ capace di stemperare le tensioni di un paese uscito impaurito da una dittatura, sconfitto da una guerra e reduce da una Resistenza al nazifascismo che ha, in alcuni casi, assunto la connotazione di una guerra civile; oltre a cio’ le sinistre non sono contrarie alla sua elezione a Presidente della Repubblica.
Einaudi viene eletto al quarto scrutinio l’11 maggio del 1948 e nel suo discorso di insediamento non nasconde di aver nutrito sentimenti monarchici, sottolinea inoltre il ruolo centrale del Parlamento, rimpiangendo di non poter piu’, a causa del suo nuovo ruolo, partecipare ai dibattiti parlamentari “… dai quali soltanto nasce la volontà comune …”.
La I Legislatura Repubblicana, che esprime i Governi De Gasperi (V-VI-VII), riavvia l’inserimento dell’Italia nella comunita’ internazionale tramite l’adesione al Patto Atlantico e la partecipazione alle prime istituzioni di carattere europeo, oltre a questo, attraverso una serie di interventi strutturali come la riforma agraria, la liberalizzazione degli scambi con l’estero e l’istituzione della Cassa per il Mezzogiorno, pone le basi del miracolo economico degli anni ’50 e ’60.
Dopo le elezioni del 1953 la situazione cambia e la coalizione di centro (Dc, Psdi, Pli, Pri, Svp e Psd’Az) non riesce a raggiungere il 50% dei consensi, per cui Einaudi nomina Giuseppe Pella alla guida l’esecutivo per pochi mesi fino a che a seguito di un chiarimento politico e dopo un breve Governo Fanfani, si crea una nuova maggioranza (Dc, Psdi,Pli e con appoggio esterno del Pri) che esprime Mario Scelba come Presidente del Consiglio dei Ministri.
Pur nella distinzione dei ruoli e delle prerogative con gli altri poteri dello Stato, per quanto riguarda i disegni di legge del Governo da presentare alle Camere, Einaudi istituisce una sorta di moral suasion esercitata in modo molto discreto, fatta di proposte e di suggerimenti che egli invia al Presidente del Consiglio o ai Ministri; questi carteggi, lettere e memoriali sono raccolti nel libro “Lo scrittoio del Presidente”.
Durante il suo mandato Einaudi, rinvia alle Camere solo quattro leggi di iniziativa parlamentare: due di questi riguardano proposte di legge che comportano aumenti di spesa senza copertura finanziaria, nel terzo caso per la promozione di incaricati con funzioni giudiziarie in merito al quale il Presidente ripropone la via maestra del concorso rispetto a quella degli esami di idoneita’ e nel quarto caso relativo ad una proroga di un anno dei diritti “casuali”, una integrazione allo stipendio per il personale del Ministeri del Tesoro, delle Finanze e per i dipendenti della Corte dei Conti, il Presidente Einaudi ritiene che tali diritti diano vita ad “… un sistema sotto ogni aspetto non commendevole”.
Durante il suo settennato, dopo aver ricevuto il rifiuto di Benedetto Croce e del Maestro Arturo Toscanini, nomina Senatori a vita il Presidente dell’Accademia dei Lincei Guido Castelnuovo, lo scultore Pietro Canonica, l’economista Pasquale Jannaccone, il professore di storia antica Gaetano de Sanctis (fra i pochissimi professori [12] a rifiutare il giuramento di fedelta’ al regime fascista) e il poeta dialettale romano Carlo Alberto Salustri detto Trilussa.
In seguito alla scomparsa di due di questi nomina il fondatore del Partito popolare italiano don Luigi Sturzo e l’archeologo Umberto Zanotti Bianco.
Terminato il mandato presidenziale Einaudi si ritira nella sua cascina settecentesca di San. Giacomo a Dogliani dove, oltre a essere un produttore di eccellenti vini piu’ volte premiati, si dedica alla cura della sua ricca biblioteca, all’interno della quale si fa’ costruire uno Studio-scala dal quale puo’ accedere ai quattro livelli nei quali e’ distribuita la biblioteca, dove si ritira a leggere e a meditare mentre dalla finestra puo’ ammirare le dolci colline delle Langhe.
Nel 1961 si ammala di polmonite e muore il 30 ottobre dello stesso anno.
Attraverso le sue teorie economiche e fiscali ed al suo impegno personale nei piu’ alti ruoli istituzionali, Luigi Einaudi non fu solo colui che impresse il carattere della vita economica del paese come Governatore della Banca d’Italia, ma contribui in maniera determinante anche alla fisionomia che andava prendendo la nascente democrazia italiana svolgendo una lodevole operazione di raccordo tra la l’Italia liberale pre-mussoliniana e la classe cattolica dominante della nuova Italia liberata.
La sua lezione non si e’ ancora esaurita, ma e’ ancora oggi viva e vitale, in occasione di un recentemente convegno su Luigi Einaudi, tenutosi a Roma nella Sala Conferenze della Banca d’Italia, il suo attuale successore, il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, ne ha voluto mettere in luce l’insegnamento forse piu’ attuale e prezioso:
E’ la stabilita’ monetaria – ci insegna Einaudi – il contesto in cui possono ottenersi insieme la liberta’ economica e la coesione sociale.

BIBLIOGRAFIA

  • AAVV, Atti del Convegno: Luigi Einaudi liberta’ economica e coesione sociale, 13 maggio 2008, Roma
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