I Buoni dei Prigionieri di Guerra italiani in India

   “A chi questo?”, dei dodici prigionieri di guerra assegnati alla tenda da campo, dieci sono fuori e due dentro, i due prigionieri interni sono quelli che raccolgono il consenso e la stima degli altri che sono fuori.

Il primo prigioniero all’interno della tenda, dopo aver sbucciata con meticolosa cura un’arancia e averne separato delicatamente gli spicchi, ne sceglie uno e lo porge al secondo prigioniero il quale grida “A chi questo?“.

Fuori senza poter stimare le dimensioni dello spicchio offerto, si valutano le inflessioni della voce del banditore, le sue pause, ci si guarda per anticipare la mossa dell’altro, si va ad intuito….

Il primo che grida “ A meee” si aggiudica il prezioso spicchio d’arancia in palio.

Una vera e propria asta al buio, si e’ dovuti ricorrere a questa complessa procedura per evitare liti e discussioni interminabili che, avendo una infinità di tempo da impegnare, si protraggono per giorni e giorni fra i prigionieri e diventano fonte di continue accuse e rimbrotti, che i prigionieri di rivolgono l’un l’altro.

La complessa procedura di assegnazione descritta e’ esperita anche per le fette di pane o per qualsiasi altra derrata alimentare distribuita, dove e’ possibile esercitare dei favoritismi o subire delle angherie.

Del resto le risorse sono limitatissime – “… una arancia per 12 prigionieri, e la prossima chissà quando arriverà…” – e una alimentazione anche di poco piu’ abbondante può fare la differenza fra farcela  o non farcela.

Questo aneddoto me lo raccontava mio padre Armando, classe 1919, che dopo una breve parentesi di guerra e’ fatto prigioniero degli inglesi e trasferito in Sud Africa, nel campo di Zonderwater (Senza acqua). E’ uno dei tanti ragazzi italiani partito per la guerra per tornare sette anni dopo a casa, senza nessun riconoscimento ne onore: anzi visto spesso come rappresentante di un disonorevole e pasticciato passato che il paese ha fretta di dimenticare.

Ogni tanto mio padre brontolava “…anche il biglietto del tram mi hanno fatto pagare, dopo che ho dato i miei anni migliori alla Patria“.

Ma andiamo con ordine e partiamo dalla causa di tutto questo: dall’ingordigia umana, dalla voglia di primeggiare, di avere piu’ potere e di sottomettere gli altri ai propri voleri; impulsi questi spesso presenti in molti regnanti, reggenti, presidenti, governatori, capipopolo, rivoluzionari, uomini e donne di potere, ecc. Il mezzo piu’ immediato attraverso il quale soddisfare queste pulsioni e’ la Guerra.

Parliamo ora dei buoni dei prigionieri di guerra.

Sicuramente vennero emessi  dei buoni per i prigionieri di guerra (POW) durantela “Guerra CivileAmericana” (1861-1865)  e nel corso della “Terza Guerra di Indipendenza” (1866) detta anchela “Guerradelle sette settimane” tra Austria e Prussia.

Mentre l’uso massiccio dei buoni per i prigionieri di guerra avviene nella Guerra Anglo-Boera (1899-1902), dove gli inglesi usano questa moneta per i prigionieri Boeri di Cape Colony in India e in Ceylon.

La questione dei prigionieri di guerra e’ tipica dell’utilizzo degli eserciti di massa, infatti si pone in maniera determinante nel XX secolo, ed e’ gestita tramite i campi di concentramento organizzati e stabili.

Per quanto riguardala Seconda Guerra Mondiale, la prima grande cattura di massa, 130.000 fra soldati e ufficiali italiani, avviene nell’Africa Settentrionale, tra il dicembre 1940 e il febbraio 1941, ad opera degli inglesi al comando del Generale Archibald Percival Wevell.

Si tratta di una grande quantita’ di prigionieri che devono essere avviati nelle retrovie, in quanto una eventuale controffensiva italiana avrebbe potuto liberarli e rimetterli in gioco.

Fino ad allora, solo alcune migliaia di soldati italiani sono stati fatti prigionieri nelle prime battaglie contro la Francia e contro la Grecia.

Dai primi provvisori campi di concentramento in territorio libico, delimitati utilizzando  matasse di filo spinato e paletti piantati nella sabbia,  i prigionieri vengono avviati presso i  campi di smistamento in Egitto, intorno ad Alessandria e lungo la valle del Nilo, per poi essere trasferiti verso lontani paesi appartenenti al Commonwealth Britannico (associazione di stati sviluppatasi nell’ambito dell’Impero Britannico), che siano in grado, tramite le risorse locali, di provvedere al sostentamento di centinaia di migliaia di prigionieri, alcuni di questi paesi sono: Australia, Gran Bretagna, Tanganica, Kenya, India, ecc.

Nel novembre del 1941, cade dell’Impero Fascista, Eritrea e Somalia vengono perse insieme all’Etiopia, altri 80.000 italiani vengono fatti prigionieri e vengono internati in Kenia, nel Sudan anglo/egiziano, in Sudafrica ed in India; fra loro  c’e anche Amedeo di Savoia Duca D’Aosta, che si arrende agli inglesi i quali gli concedono l’onore delle armi e lo internano in una accogliente villetta in Kenia.

Ma il Vicere’ d’Etiopia dal 1937 e Comandante Superiore nella Africa Orientale Italiana (A.O.I.), muore dopo soli dieci mesi in un ospedale di Nairobi.

Sempre nel 1941, l’Italia che affianca la Germania nella Campagna di Russia, subisce un tracollo particolarmente drammatico e repentino, durante la ritirata dell’Armata Italiana in Russia (ADMIR), l’Italia subisce la cattura di circa 60.000 prigionieri (di questi solo 11.000 faranno ritorno a casa, gli altri saranno decimati dalle marce di trasferimento per le retrovie attraverso le steppe gelate e tramite le epidemie).

Pochi mesi dopo la tragedia sul fronte del Don, soldati e ufficiali della Prima Armata in Tunisia vengono fatti prigionieri in massa dagli inglesi, americani e francesi, questi ultimi particolarmente feroci e sadici verso i nostri connazionali, per via delle malefatte subite, nelle colonie francesi da altri italiani, di cui i prigionieri italiani sono solo un  pallido e stanco simulacro, tale atteggiamento e’ dovuto ad una particolare indulgenza mostrata delle truppe angloamericane nei confronti dei francesi.

Nella primavera del 1943 decine di migliaia di prigionieri italiani sbarcano nel nuovo continente, dove nei campi di concentramento allestiti: Mississippi, Ohio, Texas, Arkansas, Virginia, ecc. all’interno di linde baracche prefabbricate, trovano letti con lenzuola pulite e un vitto vario ed abbondante.

Nei campi inglesi, che contano circa 420.000 prigionieri italiani: India, Africa, Australia e Gran Bretagna, ecc. le condizioni di vita variano a seconda di quale  comandante del campo, si ha la ventura di incontrare sulla propria strada.

Gli italiani, ha scritto sagacemente  Bianca Ceva, una delle prime scrittrici a darsi cura di raccogliere le lettere dei combattenti italiani nella Seconda  Guerra Mondiale, “… stavano in guerra piu’ come esseri umani che come cittadini”, cogliendo con tali  parole, in modo esemplare, lo stato d’animo dei nostri belligeranti, specialmente poco tempo prima dell’armistizio.

All’8 settembre 1943, data dell’Armistizio tra Italia e Angloamericani, i prigionieri italiani in mano agli alleati sono circa 600.000, ma in poche settimane grazie all’efficienza degli ex alleati tedeschi, il numero dei prigionieri sale repentinamente a 1.300.000. L’andamento della guerra prende una impennata in senso negativo: la Germania sentendosi tradita dall’alleato italiano abbassa la soglia di tolleranza e intensifica operazioni di repressione, di rappresaglia e di rastrellamento, che generano esecuzioni, massacri e uccisioni dei “traditori” italiani.

In breve tempo i prigionieri italiani nelle mani dei tedeschi diventano circa 650.000, e vengono internati nei campi di concentramento tedeschi con la dequalificante qualifica di “Internati Militari Italiani” (IMI), uno status illegale creato da Hitler e non previsto dalle convenzioni in quanto detenuti in uno stato belligerante (Terzo Reich), con uno stato tutore non neutrale ma belligerante anch’esso  come l’RSI. Gli italiani prigionieri non hanno lo status di prigionieri di guerra, che il governo tedesco riconosce ai prigionieri americani e inglesi, con la possibilita’ chela Croce Rossainternazionale si possa interessare a loro, tramite l’invio di pacchi di viveri e di vestiario.

In seguito all’8 settembre gli italiani si trovarono nella necessita’ di operare una importante scelta, determinante per il proprio futuro, cosa che capita molto raramente nella storia degli individui, quando i singoli si trovarono a dover scegliere l’autorita’ che li governerà e che a loro giudizio e’ legittimata a farlo.

Tale scelta rimescola nel profondo i sentimenti di ognuno  e nel caso di specie e’ innervata anche da una questione morale: quasi tutti gli italiani hanno giurato fedeltà al Re e al Duce, ha giurato  fedeltà al Re per diventare soldato o per entrare nei pubblici uffici, mentre ha giurato fedeltà al Duce per servire la causa della rivoluzione fascista con il proprio sangue, ma anche (e soprattutto) per avere accesso agli impieghi pubblici e da ultimo anche a quelli privati. Inoltre fra le tante motivazioni che determinano la scelta, c’e’ anche quella non meno nobile di quelle  etiche e morali, che e’  il desiderio di vivere,

Bisogna trovare il modo di vivere senza tradire i propri principi, ovvero citando Giovenale “Propter vitam vivendi perdere causam…” ovvero, per salvare la propria vita non bisogna perdere la ragione del vivere.

La scelta conseguente all’armistizio dell’8 settembre, oltre ad avere un valenza drammatica, gli esiti della decisione  possono significare ancora fame e sofferenza, sortisce inaspettatamente anche un effetto terapeutico, in qualche modo obbliga tutti a riqualificarsi e a prendere una posizione, facendo emergere in questo modo due Italie diametralmente opposte.

La scelta di campo e’ determinate, in special modo per i prigionieri di guerra italiani nei campi di concentramento tedeschi, per chi opta subito dopo la cattura per i tedeschi o dopo per i fascisti repubblichini c’e’ la salvezza e il ritorno in Patria immediato, ma la maggior parte dei prigionieri, alcune fonti riportano circa il 76%, dice di “NO”, scegliendo di rimanere in prigionia piuttosto che tornare in Italia a questo prezzo.

Ma anche nei campi degli Alleati si sceglie, chi opta per gli alleati ha un trattamento migliore può lavorare ed essere, anche se modestamente, retribuito; la grande maggioranza decide di collaborare con gli anglo-americani. Nei campi francesi non viene richiestala scelta. Neicinque continenti nei quali sono reclusi i prigionieri italiani, come tutti gli altri prigionieri,  questi diventano mano d’opera a buon mercato.

Dopo il ritrovamento delle fosse comuni dei campi di eliminazione nazisti in Europa, la qualita’ della vita dei prigionieri italiani in America, che hanno scelto di non collaborare, cambia per ritorsione in modo drastico, riducendo questi internati alla fame piu’ nera. Per gli americani del resto la guerra non e’ finita con la firma della capitolazione dei tedeschi (Reims 7 maggio 1945 e Berlino 9 maggio 1945), ma lo sara’ solo dopo la capitolazione del Giappone del 2 settembre 1945.

Dall’estate del 1945 inizia in Europa un ingente  flusso di ex prigionieri di guerra sia da est verso ovest (2.100.000 francesi, 170.000 belgi, 400.000 olandesi e 420.000 italiani) e sia da ovest verso est (2.400.000 russi, 1.500.000 polacchi, 330.000 cecoslovacchi, 1.750.000 cittadini dei Paesi Balcanici e 600.000 dell’Europa Centrale); tutti vogliono tornare presto a casa e contribuire alla ricostruzione del proprio paese.

Per i 1.300.000 prigionieri di guerra italiani, il destino non e’ dei migliori, molti di loro vanno a finire nei campi di smistamento russi particolarmente duri, i morti nei lager sono circa 100.000 (8% dei 1.300.000 prigionieri di guerra), altri raggiungono la patria dopo una interminabile marcia.

L’Italia e’ ridotta in uno stato miserevole ed e’ sommersa dai problemi della ricostruzione; inoltre anche se questa non può essere una considerata una scusante, si mostra completamente insensibile verso chi e’ partito per difendere la  Patria ed e’ rientrato  dopo anni e anni di prigionia,

Il giudizio dello storico Giorgio Rochat e’ questo “ … il Paese non fece distinzione tra i vari tipi di reduci …. concesse loro una assistenza minimale e fece il possibile per dimenticare rapidamente e definitivamente.

Approfondiamo ora la tematica dei prigionieri italiani, reclusi nei campi per prigionieri in  India; nel teatro di guerra dell’Africa settentrionale,la controffensiva Britannicain Cirenaica, iniziata da Sidi-el-BArrani il 9/12/1940, si conclude 10 settimane dopo a Beda Fomm. La campagna costa all’Italia 12.000 morti e circa 130.000 prigionieri. di cui 67.000, dopo una breve sosta in Egitto, Sudan e Palestina sono trasferiti in India (tutti quelli che avevano il cognome che inizia trala lettera Aela lettera L), a questi si aggiungono circa 1.000 prigionieri italiani fatti in Africa Orientale Italiana, dopo la resa di Gondar del 27 novembre 1941.

Nel dicembre del 1942 il totale dei prigionieri italiani in India e’ quindi di circa 67.300 prigionieri.

Il loro trattamento da parte delle autorità britanniche, non e’ quasi mai buono, a volte e ‘ pessimo, le condizioni sono variabili anche in dipendenza del clima e del diverso campo a cui si viene assegnati.

Al di la delle condizioni generali di vita e sostentamento nei campi di prigionia, il “trattamento economico” spettante ai prigionieri di guerra della  Seconda Guerra Mondiale,  e’ vigente la Convenzione di Ginevra del 1929, per i paesi che l’hanno sottoscritta, che lo regolamenta attraverso due articoli:

Articolo 23: I versamenti fatti ai prigionieri a titolo di retribuzione dovranno essere rimborsati alla fine delle ostilità dalla Potenza presso cui i prigionieri hanno prestato servizio.

Articolo 24: I soldi dovranno essere versati ai singoli prigionieri alla fine della prigionia. Durante la prigionia sarà concesso di trasferire somme alle banche o ad individui del paese d’origine.

La stessa Convenzionedel 1929 prevede  che i prigionieri ricevano, una volta al mese, la paga di un militare di grado equivalente dell’esercito che li aveva fatti prigionieri, ad alcuni prigionieri e’ richiesto di lavorare nelle aree non direttamente coinvolte nel conflitto, per questo ricevono un piccolo compenso in buoni dei prigionieri di guerra.

L’andamento della Seconda Guerra Mondiale e l’elevato numero di prigionieri mette a dura prova l’applicazione della Convenzione del 1929, infatti dopo al fine della Guerra, nella Convenzione di Ginevra del 1949, gli articoli che si interessano della gestione economica del prigioniero di guerra diventano ben 11 (dal l’art. 58 all’art. 68), fra gli altri l’articolo 60 prevede l’erogazione di un “soldo riparametrato in cinque categorie a seconda del grado ricoperto nella scala gerarchica militare.

Categoria I: Prigionieri di grado inferiore a sergente: otto franchi svizzeri;
Categoria II: Sergenti e altri sottufficiali o prigionieri di grado equivalente; dodici franchi svizzeri;
Categoria III: Ufficiali fino al grado di capitano o prigionieri di grado equivalente: cinquanta franchi svizzeri;
Categoria IV: Comandanti o maggiori, tenenti colonnelli, colonnelli o prigionieri di grado equivalente: sessanta franchi svizzeri;
Categoria V: Ufficiali generali o prigionieri di grado equivalente: settantacinque franchi svizzeri.

 

 

Tabella n.1   Anticipazione del Soldo mensile dei prigionieri di guerra dalla

Convenzione di Ginevra del 1949

Come gia’ anticipato, durantela Seconda Guerra Mondialenon tutti i prigionieri di guerra vengono trattati allo stesso modo, il destino e il trattamento sono particolarmente diversificati in ragione della nazione che li ha fatti prigionieri, aderente  o meno alla Convenzione di Ginevra del 1929 ed a quale paese sono  stati  destinati, ricchi o meno di risorse naturali.

Per  i Prigionieri di guerra italiani nell’India Britannica, diversi sono stati i Campi di prigionia allestiti e funzionanti durantela Seconda GuerraMondiale, nei quali sono detenuti:

 

1) BANGALORE– Prigionieri italiani

Gruppo I – Campi da1 a8

2) BHOPAL Prigionieri italiani

Gruppo II – Campi da 9  a 16 (il Campo 15 era un Ospedale)

3) RAMGARH – Internati civili tedeschi e campo di punizione per prigionieri italiani

difficili. Gruppo III – Campi da17 a20

4) CLEMENT TOWN (Dehradun) – Uno dei campi era il Central Internment Camp

Gruppo IV – Campi da21 a24

5) YOL – Prigionieri italiani, prende il nome da Young Officers Leave

Gruppo V – Campi da25 a28

6)  BIKANER – Prigionieri giapponesi e campo di punizione per prigionieri italiani

difficili. Gruppo VI – Campo 29

7) CENTRAL INTERNMENT CAMP (DEHRADUN-PREMNAGAR) – Internati

civili tedeschi, prigionieri di guerra italiani

8)  DEHLI – Campo giapponese per i prigionieri catturati in Burma

9)  DEOLI – Internati civili  e colonia di punizione per i tedeschi, internati civili

Giapponesi

Ogni Campo prigionieri e’ diviso in Wings (Ali) dove, in modo particolare dopo l’8 settembre, per evitare discussioni e risse fra chi la pensa in modo diverso sul nazismo e sul fascismo, vengono “ospitati” solamente prigionieri che la pensano allo stesso modo.

Ad esempio nei campi  di Clement Town, le  Wings 1 sono destinate ai prigionieri pro-nazisti, le Wings 2 ai prigionieri anti-nazisti e le Wings 3 per i prigionieri italiani, o come nel campo Central Internment Camp dove le Wings 1 e 6 sono assegnate agli internati civili tedeschi e le altre Wings ai prigionieri di guerra italiani.

Come gia’ accennato nei campi circolano dei buoni per gli acquisti minuti da fare allo spaccio, il cui valore e’ variabile dal ½ anna fino alle 10 rupie, che e’ la valuta locale.

I Buoni o Coupons dei Prigionieri di Guerra sono, nel caso dell’India, dei biglietti molto rari ma anche molto affascinanti per i collezionisti specializzati in questa tipologia  di collezione,  sono quasi sempre di forma rettangolare, con o senza una barra verticale posizionata lateralmente sulla sinistra del biglietto, raramente di forma quadrata, stampati su carta non filigranata di colore diverso a seconda del valore che esprimono in Annas e Rupie (l’anna corrispondeva alla sedicesima parte di una Rupia) e il loro potere d’acquisto e’ il seguente, con due Annas si può avere una tazza di te’ o caffe’ allo spaccio del campo.

Di solito riportano la denominazione del Campo di appartenenza su un fondino rettangolare a diverse tonalita’ dello stesso colore, a doppia cornice e disegno centrale, ottenuto con macchine guilloche, un testo disposto in quattro o cinque righe. La prima riga e’ “PRISONERS OF WAR” stampato in bianco e disposto ad arco sul resto del testo  che riporta il valore “ONE ANNA” e sotto la localita’(p.e. RAMGHARH, YOL, BOPHAL, ecc.) e stampato (p.e. 26) o sovra stampato, sul fronte o sul retro, il numero del Campo (p.e. Camp XX) e sotto ancora “CAMP” stampato in bianco.

I buoni sono distribuiti ai prigionieri e agli internati per un mese, poi vengono recuperati attraverso gli spacci, le mescite e i bar, per poi essere di nuovo ridistribuiti, quindi  si tratta di una circolazione a circuito chiuso di Buoni il cui valore e’ riconosciuto solo all’interno del Campo.

Una tipologia, molto rara e ghiotta della collezione di questi biglietti sono i biglietti manoscritti che, fatti su carta riciclata, imitano i disegni delle banconote in circolazione in quel periodo in Italia, ma il cui valore non e’ espresso in lire ma in valuta indiana (anna e rupie).

I prigionieri italiani in India dispongono di un libretto paga (Pay Book), nel quale vengono annotati mensilmente gli importi spettanti. La paga per i lavoratori e’ di 10 anna al giorno, quindi 5 rupie alla settimana, i caporali 6, i sergenti 9 rupie 5 anna e 4 pie, i sottotenenti 66 rupie, i tenenti 73 e i capitani 80; a questa cifra va sommata la paga militare che e’ in relazione al grado militare.

La seconda guerra mondiale inizia il 1 settembre del 1939 con l’invasione della Polonia da parte della Germania di Hitler e termina il 2 settembre del 1945. quando l’imperatore Hirohito annuncia la resa incondizionata del Giappone, durante questi sei anni la guerra ha  coinvolto 46 paesi  ed  ha provocato 71,090,060 morti.

Nonostante tutto questo dolore e sofferenza, esistono uomini e donne che tra i loro talenti hanno un grande dono,  quello di una potente vision che li guida, che li permea e che diventa la loro aurea, personaggi che nel tempo diventano icone mondiali e che dopo la morte vengono mitizzati. Si tratta di individui speciali che con le loro parole riescono a rendere chiari e limpidi dei concetti che altrimenti non lo sarebbero:

“ L’umanità deve porre fine alla guerra, o la guerra porrà fine all’umanità.”

John Fitzgerald Kennedy (Brookline 1917 – Dallas 1963)

35° Presidente degli Stati Uniti. Messaggio all’ONU, 25/09/1961

Fino ad ora, nel corso degli anni sono state rinvenuti, da parte di collezionisti, commercianti e studiosi della materia  almeno 6 tipi di buoni;

  • Tipo 1 e Tipo 2: i buoni misurano circa 115×57 mm. e sono unifaccia, in sovrastampa si trova il nome del campo, il tipo1 hauna barra verticale sulla sinistra (di circa6 mm.), sulla stampa c’e  scritto “PRISONER OF WAR” in un semicircolo in alto, il taglio e’ riportato al centro, in alcuni casi presentano un timbro in gomma sul fronte e/o sul retro del buono, alcuni riportano “WING” sul fronte  e/o sul retro, il colore del buono e relativo al taglio dello stesso, i buoni sono stampati su carta che ha per filigrana una stella continua. I buoni di tipo 1 (WB) presentano una barra verticale a sinistra di circa6 mm., i buoni di tipo 2 (WOB) non ce l’hanno.Tipo 2 bis: i buoni misurano circa 115×57 mm. e sono unifaccia, in alto e’ stampato  in un arco “ INTERNEES PRIVATE FUNDS ACCOUNT” al centro c’e’ scritto il taglio e nel basso “CENTRAL INTERNMAENT CAMP” , in basso a destra e’ stampata la firma del colonnello comandante del campo, inoltre il disegno e’ diverso da quello classico del tipo 2, invece di un disegno a guilloche centrato ne ha due piu’ piccoli decentrati,
  • Tipo 3: i buoni misurano 105×85 mm. e sono uni faccia, il testo stampato in alto e’ “CAMP B – PRISONER OF WAR – RAMGARH TOWN”, mentre in diagonale e’ stampato “CASH COUPON”, il taglio e’ riportato in basso a destra e la firma in basso a sinistra.
  • Tipo 4:  i buoni misurano circa 105×85 e sono unifaccia, il testo stampato in alto e’ “ No. 1 Internment Camp Ramgarh”, mentre in diagonale e’ stampato “Service Prisoner od War”, il taglio e’ in basso a destra e la firma in basso a sinistra.
  • Tipo 5: i buoni misurano 71×52 mm. e sono unifaccia, sono stampati su 4 righe, in alto il numero del campo, poi il numero del wing, poi c’e’ la scritta “BAR” sottolineata e in basso il taglio.
  • Tipo 6: si tratta di buoni manoscritti, probabilmente emessi in proprio da chi gestiva l’amministrazione dello spaccio, di solito riportano il numero del Wing   del campo, in modo da evitare che venissero spesi in altri Wings o che buoni di altri Wings  potesse essere spesi per acquistare le derrate, sempre scarseggianti,  nello spaccio del proprio Wing. Le misure e le tipologie sono delle piu’ varie e dipendono dalla  fantasia di chi le emetteva in modo totalmente abusivo naturalmente, ma in ogni caso ebbero un discreto corso in una situazione come quella che possiamo immaginare dopo l’8 settembre. Sono buoni rarissimi scritti a mano su carta riciclata, e talvolta tentano di riprodurre le banconote che nello stesso periodo sono in circolazione in patria.

 

Cronologia minima della Seconda Guerra Mondiale

  • 1 settembre 1939 – Con l’invasione della Polonia da parte della Germania di Hitler iniziala Seconda Guerra Mondiale
  • 10 giugno del 1940 – Mussolini  credendo che la guerra volgesse al termine e che si sarebbe potuto sedere al tavolo delle trattative dalla parte dei vincitori, dichiara guerra alla Francia e alla Gran Bretagna.
  • 27 settembre 1940 – La Germania nazista, l’Italia fascista e l’Impero giapponese firmano il Patto Tripartito.
  • 28 ottobre 1940 – L’Italia invade la Grecia.
  • 11 dicembre 1941 – La Germania e L’Italia dichiarano guerra agli Stati Uniti
  • 25 luglio 1943 – In seguito allo sbarco degli Alleati in Sicilia del 10 luglio 1943, il Re Vittorio Emanuele III destituisce il cavaliere Benito Mussolini e lo sostituisce con il Maresciallo d’Italia generale Pietro Badoglio
  • 8 settembre 1943 – Viene reso noto l’armistizio separato firmato fra l’Italia e gli Alleati a Cassibile (frazione di Siracusa) il 3 settembre 1943, Hitler si sente tradito, le sue truppe si muovono con grande velocità e risolutezza e riescono, anche a causa del completo crollo militare e politico della struttura statale italiana, a disarmare l’esercito italiano (oltre 600.000 soldati italiani vengono catturati e deportati in Germania), inoltre occupano Roma e rallentano l’invasione alleata della penisola
  • 9 settembre 1943 – Costituzione del Comitato di Liberazione Nazionale: ha inizio ufficialmentela Resistenza Partigiana in Italia.
  • 12 settembre 1943 – Costituzione della Repubblica di Salò.
  • 13 ottobre 1944 – l’Italia dichiara guerra alla Germania nazista e diventa cobelligerante a fianco degli Alleati
  • 4 giugno 1943http://it.wikipedia.org/wiki/Roma Roma viene liberata dagli Alleati.
  • 25 aprile 1945 – Liberazione dell’Italia del Nord e fine della guerra in Italia.
  • 8 maggio 1945 –  La Germania firma a Berlino la resa nel teatro di guerra europeo e finisce formalmente la guerra in Europa mentre le forze dell’Impero giapponese si ritirano ovunque ma non si arrendono.
  • 2 settembre 1945 – A seguito dei bombardamenti atomici di Hiroschima e Nagasaki, il governo dell’Impero giapponese riconosce ufficialmente la propria sconfitta e firma sulla corazzata americana Missouri la propria capitolazione, la Germania firma la resa anche nel teatro di guerra asiatico. Dopo sei lunghi anni finisce così la seconda guerra mondiale.

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

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Antonio Pasquini, I prigionieri di guerra italiani in India e Ceylon, 2005,

attualmente disponibile in formato CD-Rom direttamente dall’autore.